Mercoledì 16 verso le 10 ricevo un vocale di un amico che è in viaggio per recarsi al Lausitzring: “ciao Vale, sto passando per Bozen, vieni su in Germania?”. Sorrido e penso alla pila di roba da stirare ed alla lista delle cose da fare che mi sono ripromessa di portare a termine in uno di quei rari weekend liberi. “Eh magari, come faccio, domani lavoro, faccio notte. Sarebbe stata una bella idea ma non posso”. Riaggancio e mi accendo una sigaretta con lo sguardo che va a metà tra il pensieroso ed il rammaricato. Riprendo il cellulare tra le mani e scrivo su uno di quei pochi gruppi su Whatsapp che non ho silenziato per sempre, un gruppo di altre due persone con passioni e quel pizzico di follia in comune. “Oh ma c’è la SBK in Germania…e se facessimo la cazzata?”.
Ore 10.20 ho la mia compagna di viaggio. Ha tentennato il tempo che vedesse il “Valentina sta scrivendo…” comparire di nuovo sul display, per poi concludere “dai va bene, prenota!”. Purtroppo partiamo al 50% per impegni di lavoro dell’altra persona, ma partiamo.
Ore 10.40 ho trovato un appartamento a 35 km dal Lausitzring, senza troppo badare alle recensioni perchè è la cosa più vicina che si possa trovare così a ridosso del weekend di gare.
Il giovedì passa veloce, ad organizzare quelle due cose che servono, e a prendere gli insulti di chi ti dice che per una volta me ne potevo stare tranquilla a casa, e di mio padre che deve improvvisarsi cat sitter per le prossime 72 ore. So già che il gatto me la farà pagare al mio ritorno, ma l’idea di questa follia dell’ultimo minuto mi elettrizza ed accetto le conseguenze.
La notte al lavoro è una di quelle notti che non vorresti mai capitasse, soprattutto se all’indomani devi spararti 805 km in macchina. Entri in ospedale col sorriso e la speranza che sia una notte tranquilla ed alle 7.55 ti guardi nello specchio dell’ascensore con la certezza che è stata forse la notte più brutta ed impegnativa della tua vita. Poco importa! Ancora pochi minuti e poi ho finito.
Alle 8.15 stimbro e corro alla macchina, ho giusto il tempo per farmi una doccia e buttare due robe in valigia che la mia Adventuretwin è già sotto casa.
Il meteo sembra essere clemente con noi. 15 gradi di media ma la pioggia non dovrebbe toccarci.
La mia compagna di viaggio è una persona come poche, un’amica conosciuta cinque anni fa durante l’EICMA (ovviamente) con cui abbiamo scoperto di avere un mondo in comune. È una di quelle rare persone con cui affronti questo tipo di viaggi alla cieca, perchè sai che comunque andrà saranno risate, perchè sai che vive i weekend di gara come li vivi tu, saltellando in giro e respirando a pieni polmoni l’aria che si respira, sorridendo come bimbe la notte di Natale quando all’ingresso del circuiti senti rombare i motori e senza dire nulla vi guardate e con gli occhi che brillano dici solo “braaap”.
Siamo in macchina, sono altoatesina e da brava crucca ho organizzato una mini spesa in modo da non doverci fermare, perchè si sa, quando vai verso una meta desiderata la destinazione non arriva mai e ogni secondo in meno è prezioso. Abbiamo un obiettivo: “oh sto giro niente multe”. A Le Mans siamo state massacrate sulla strada di ritorno verso Parigi…6 multe a distanza di 1 minuto l’una dall”altra. Al ritorno dal Redbull Ring idem. Questa volta guida Veronica, io navigo. Cellulare attaccato ed impietoso googlemap mi dice che il tempo di percorrenza saranno 8 ore.
Il viaggio procede a tira e molla..rallentamenti..code..googlemap che si aggiorna e l’orario di arrivo si sposta sempre più in là. Controllo se il padrone di casa mi ha risposto alla mail di ieri per la conferma…nulla…ne rimando un’altra, magari non vive come me con il cellulare in mano (beato lui!).
A due ore dalla meta non abbiamo ancora risposta e inizia a calare il gelo. “E se arriviamo lì e hanno già affittato la casa?”. Provo a chiamare il numero. Non risponde. Mi passa davanti l’immagine di noi due assiderate in macchina davanti al circuito. Un brivido mi passa lungo la schiena. Chiamo il sito che gestisce gli appartamenti ma nemmeno loro sono riusciti a contattare il proprietario. Inizio nevroticamente a cercare posti per dormire. Quello più vicino al circuito costa 1200 euro, decisamente troppo. Le altre possibilità sono tutte a 70 km dal Lausitzring. Dramma. Squilla il telefono ed una voce gentile che parla inglese come io parlo l’aramaico antico mi dice che era al lavoro. Il padrone dell’appartamento!! Grazie a Dio ci mettiamo d’accordo e tiriamo un sospiro di sollievo.
Mancano 2 km all’arrivo. Ormai siamo serene e pacifiche. Una pattuglia ci fa segno di accostare. Dai, sarà un controllo di routine. Accostiamo e ci girano il laser in modo da vedere che stavamo viaggiando ai 69 km/h. “Perfetto, pensavo anche peggio. Il limite è 70 km/h, vero?”…vero??
Abbasso il finestrino e tentiamo la modalità bambi occhioni sbarrati e giochiamo la carte donnine impaurite ma il nazivigileteutonico ci fa segno sfregandosi le mani che sarebbe stata molto cara la multa. Con un filo di voce chiediamo “quanto?” – “35 euro!”..mavaff…paga, dai la patente, soffoca i porconamenti, sorridi a denti stretti e riparti.
Finalmente dopo 11 ore e mezza arriviamo a destinazione. I proprietari sono una coppia di mezza età gentilissimi che ci accolgono con un cetriolo (!!) chiedendo se vogliamo mangiarlo per cena. Cerchiamo di soffocare la risatina e rifiutiamo la poco allettante proposta. Ci avranno viste particolarmente distrutte perchè dopo 10 minuti la signora ci bussa con una caffettiera chiedendo se poteva essere utile. Meno male! Io senza caffè alla mattina non respiro nemmeno, chi mi parla prima del mio caffè commette un crimine contro l’umanità.
Doccia, tre sveglie impostate di sicurezza, metti in ricarica la batteria della macchina fotografica, della batteria di riserva e di qualsiasi aggeggio dotato di batteria e si dorme finalmente. Dopo 48 ore quel fuffissimo cuscino inesistente è all’improvviso la cosa più comoda e desiderabile.
Sabato ore 06.45 suona la sveglia, apro un occhio e sento Vero che è già in cucina e ha messo su il caffè. Motivo in più perchè adoro questa donna.
7.30 siamo in macchina col piedino delicato sull’acceleratore. 45 minuti di strada dal circuito cosa saranno mai contro le 11 ore e passa di ieri? Sembra di volare. Arriviamo con la consapevolezza di trovare coda all’entrata del circuito, e con la rassegnazione di chi sa che dovrà avere pazienza. A 2 km dal circuito la strada è deserta. “Vale ma hai messo il circuito giusto?” – “No dai non posso essere così rincoglionita, ma in effetti non vedo cartelli, non vedo macchine né omini della sicurezza”.

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Arriviamo alla rotonda dell’entrata principale. Finalmente un omino con la casacchina arancione. Allora è qui! Perplesse ci rechiamo al centro accrediti per ritirare i pass. Qualche macchina passa ma sembra di stare in una scena di un film pre apocalisse.
Ci va di lussissimo e riceviamo anche il pass per il parcheggio. “Oh una gioia” e la vocina dentro di me strilla “POSALA CHE NON é TUA. Entriamo e parcheggiamo di fianco all’entrata del paddock. Mettiamo un piede giù dalla macchina e già sembriamo due bimbe a Gardaland. “Braaaaaaap”.
Facciamo fatica a non correre verso l’entrata. Mi sforzo nel cercare di darmi un minimo di contegno. Iniziamo a gironzolare con lo sguardo felice, ho già montato l’obiettivo sulla macchina e scatto a raffica perchè ogni cosa mi sembra meritevole di uno scatto, ogni cosa ho il desiderio che rimanga impressa indelebile, ogni cosa attira il mio sguardo. Ok, abbiamo fallito l’obiettivo “non prendiamo una multa”, ma abbiamo i nostri obiettivi fotografici da portare a termine. Io in SBK tifo Kawa e ho sempre voluto una foto con Tom il mascellone, la Vero invece rimane fedele e tifa Ducati pure qui, ma si sa “ al mondo esistono molte moto belle, ma MV è un’altra cosa” e quindi sgnoccolone Camier è sulla lista delle foto che “senza quella io non torno a casa”.
Sono 9 gradi, tira un vento che la mia Twin che pesa 25 kg bagnati se si mette di traverso vola via e tra un po’ devo picchettarla come una tenda, e giriamo tra i camion dove veniamo attirate da un Falappa in deshabillé che con un tizio della sicurezza armeggia con i cavi del suo fedele camper.
Salutiamo e ci fa segno di avvicinarci “mi sono svegliato che non andava una mazza, è saltata l’elettricità e sono nei guai”. Mitico e immenso Leone, in mutande nonostante il freschino locale che fa armeggia stoico con cavi e pinze. Salutiamo, facciamo la foto di rito perchè, ragazzi, il Falappa è monumento nazionale e riprendiamo a gironzolare.
“Oh Twin ricordiamoci Tom..” mi interrompo perchè uno con la tuta Kawa su un motorino ci taglia la strada. “Tom!”. Si gira sorride e si ferma. Mitico, facciamo la foto e lo ringraziamo. Mi giro attorno e non c’è nessuno in giro. Abituate a seguire la motogp sembra davvero strano e quasi irreale ma chissene io la foto con Tom l’ho fatta. Ora sono serena. Scopriremo poco dopo che è anche il suo compleanno e va beh avremmo dovuto fargli gli auguri.
Passiamo la giornata a cercare l’angolino perfetto per fare le foto e soprattutto a non farci cacciare come l’ultima volta che ci siamo arrampicate su un muletto per avere una buona inquadratura. Scegliamo un generatore questa volta e con scatto di un felino zoppo siamo sopra ed impostiamo la modalità giapponese: ventordici click al secondo.
Gara 1 la vediamo in tribuna. Daje Tom, daje “Cionni” da una parte. Daje Chaz e Macio dall’altra. Ci sfottiamo col sorriso. Non siamo rivali. Chaz dal secondo giro mette il turbo ed infila Cionni & co per mettersi davanti e non mollare più la vetta.  Mascellone incalza e finisce terzo. Finisce così e va bene ad entrambe. Una Ducati e due Kawa sul podio. Siamo soddisfatte entrambe.
Pomeriggio lo passiamo a fare ancora qualche foto e nel pit walk, che è vivibilissimo. Niente ressa e sessione autografi per quasi tutti i piloti. No, Leon non c’è. Peccato.
Ci guardiamo in faccia e capiamo al volo che è giunto il momento di tornare verso casa e che dopo 10 ore di vento e freddo iniziamo ad entrare nella modalità “cùnsciade” per cui urge doccia, mano di bianco e restauro.
Per cena ci eravamo immaginate salsicce, patate, litrozzi di birra e invece finiamo a cena in un ristorante italiano a mangiare pizza perchè facciamo ovviamente tardi tra un “do un’occhiata alle foto e l’altra” che rimane l’unica opzione valida alternativa alla disciplina del salto della cena. Dobbiamo ammettere che non era nemmeno malaccio. A parte i peperoni verdi interi sulla mia capricciosa, ma è un male da poco. Passiamo la serata in compagnia di un amico tra aneddoti e racconti di questo folle mondo per poi separarci e fare rotta di nuovo verso casina.
I padroni di casa ci hanno nel frattempo regalato due tazzine per il caffè perchè a loro non servono. “Noi non beviamo l’espresso in tazzina ma preferiamo il caffè americano nella tazza grande”. Vi perdono perchè siete davvero due belle persone, gentilissimi e simpatici ma questa eresia un po’ mi ha fatto male al cuore.
Crolliamo all’una di notte con quella mezza tristezza che l’indomani è già ora di tornare a casa.
La sveglia questa volta suona più tardi visto il deserto dell’Arizona che abbiamo trovato il giorno prima. A Valencia per uscire dalla città il giorno delle gare ti rimproveri perchè non hai ancora passato abbastanza tempo a contribuire alla ricerca per l’invenzione del teletrasporto da tanta gente che trovi già per strada fin dalle prime ore; qui invece tutto scorre tranquillo, poche macchine, zero coda e arriviamo anche oggi in circuito senza intoppi.
Entriamo e botta di “C” atomica ci imbattiamo in Leon. Vai, è il tuo turno di gioia Twin.
Mi da in mano il suo cellulare e con un sorrisone tipico di una bambina che ha appena vinto l’orso più grande al luna park si mette vicino al vatusso per la foto. Faccio due foto e salutiamo. O meglio: credo di aver fatto due foto. “Dove sono le mie foto Twin?”.  Mi vergogno come una ladra ma lo ammetto: non ho scattato. E niente. L’ho detto. Mi si gela il sangue. La foto a cui teneva forse di più. L’obiettivo prestabilito da inizio weekend. No. Non ho scattato, pensavo di aver pigiato e invece no.
Le prometto che quella foto entro fine giornata la avrà e mi sento una amica di merda. Per fortuna o altro dopo un po’ lo incontriamo nuovamente. Metto la modalità faccia da culo e lo rincorro. “Sorry Leon, sorry! I’m an idiot and she is hating me for that.” Gli spiego che non ho fatto la foto prima e si caccia a ridere. E va beh tanto sono la regina delle magre figure. Questa volta scatto con la decisione di un camionista rumeno incazzato perchè non ha trovato il Camogli in autogrill e consegno il cellulare alla Vero. “Controlla” le dico, prima che mi tocchi andare a prenderlo ancora una volta per un orecchio. Ci sono, ci sono e sono venute anche bene. Va là. Forse non ho perso un’amica questo giro. Sospiro e ci spostiamo in tribuna per gara 2. Questa volta soffro più io che la Vero. Tom parte maluccio e arranca in 6-7 posizione, dietro a Camier (vedi tu i casi della vita!). Il trio Chaz, Cionni e Melandri iniziano a fare una gara a parte e scavano un fosso profondo tra loro ed il resto del mondo. Tom recupera fino alla quarta posizione e sul podio fanno doccia di spumante proprio Davies, Rea e Melandri. La prendo con filosofia, alla fine è un pareggio: in gara 1 due Kawa sul podio ed una Ducati, in gara 2 due Ducati ed una Kawa.
E’ tempo dei saluti. Andiamo a salutare gli amici e mestamente ci dirigiamo verso la macchina con quel pelino di magone da fine weekend di gara. E con lo smaronamento dei notissimi 805 km da percorrere all’indietro. Alla fine il viaggio passa anche velocemente sulle note di canzoni improbabili in tedesco di Robin Schulz e le mille chiacchiere conclusive.
Veronica mi lascia a Bolzano alle 23 di domenica, ci abbracciamo e dentro quell’abbraccio c’è tutto. Empatia, riconoscenza per aver condiviso questa piccola follia insieme, amicizia di quelle vere ed il saluto al prossimo gp.
V&V, GpTwins
Momenti dal Lausitzring.

One thought on “WSBK, Lausitzring. Diario di bordo di un weekend di donne, motori e follia..”

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